26 maggio, 2011

oboe di vetro.



C'è sempre del masochismo nel comportamento umano.
Dovrei, vorrei, descriverti come si fa con un'opera d'arte. Partirei dai caratteri formali, indicherei i colori, le pennellate, il disegno sotto lo spesso strato di tempera.
Eppure, tutto è così inutile. Nel momento in cui vorrei strapparti il cuore, sentirne i battiti pieni d'amore nel palmo della mano, le parole sembran scappar via.
Le rincorro, inciampando e sanguinando le acchiappo per poi farmele sfuggire; mentre l'idea che ho del ritratto perfetto del tuo profilo mi balena come un fulmine, distruggendomi le cervella.
Così, preso dall'impeto di afferrare quell'aura sublime che ti permea, agguanterei un pennello inzuppato di blu, e partendo dal naso andrei giù, contornandoti le labbra, schizzando il mento, accennandoti gli occhi -che m'immagino socchiusi e grondanti.
Con una matita, poi, imbastirei il tutto come solo un sarto sa fare: delineerei la sagoma con un tratto tremolante e confuso, come le parole non dette, come quelle che tento di dire, come il battito sfrenato e impetuoso del mio cuore.

13 maggio, 2011

ebano liquido.






Taci.



Ascolta.

Pare che i pensieri cementati sulle labbra passino poro per poro, aspettando il momento esatto per crollarti addosso con l'impeto della tempesta.

E piove.

Piove mentre le braccia s'avvolgono e i corpi s'avvinghiano, piove mentre gli occhi gementi e molli s'insinuano nei tuoi come affilati coltelli desiderosi di sussurrarti al cuore.

Ogni goccia, ogni suono, ogni profumo svapora come un turibolo, volteggiando nell'aria malinconica della sera.

Cullato dal turbine cerebrale, custodisco nel mio petto il tuo cuore -e il mio nel tuo-.

Nei meandri oscuri e cavernosi del cuore, fra le ossa; le tue dita tra i capelli, il sangue coagulato; ti sento.

Un sogno divorante: ecco cosa sei.