26 settembre, 2011

oh, paradise.




vorrei tanto scrivere parole d'amore; troppo cupe le mie sillabe cincischiate per descrivere fedelmente quello che provo ogni volta che la lingua sfiora il cuore.
eppure, mi sento un bandito. qual è la taglia che pende sulla mia testa?
mi sento colpevole di un qualcosa che non so.
guardo in direzione dell'orizzonte, sperando che il sole venga spento dall'oceano e che le sue lingue cremisi svaniscano nell'oscurità, immerse negli abissi color dell'ebano.
dovrei smetterla di pensare a tutto il resto. dovrei pensare al tuo blu.
le ossa incollate alla pelle mi dilaniano la carne, ovvero graffi che mi procuri tu, con le tue sinfonie d'amore, con le tue sillabe dolci, con le tue grida disperate.

18 luglio, 2011

vous nê revez pas.

ti sei mai sentito morire di solitudine? come se fossi l'unico essere sulla faccia della terra.
è una sensazione orribile, non è così? sì, forse dovremmo essere solo un po' più pessimisti, un po' più scettici e al contempo ciechi.

ma come, [...] se la luce mi brucia le palpebre?

vorrei strapparti la metà che m'appartiene per trattenerla egoisticamente, castrando ogni genere di aspettativa, sogno e ogni genere di pensiero malevolo.

mentre le lacrime solcano il viso e le membra s'attanagliano, come un mediocre attore sulla scena cincischio la battuta per paura: morto il mio cuore il tuo farà lo stesso, e donato a me non ti sarà rimesso.


13 giugno, 2011

ten days are perfect tunes.




C'è una sorta di perfezione nella tristezza.

Se solo potessi distillare dai tuoi occhi l'essenza, come un nastro ti stringerei stretto al cuore tanto da non respirare, vivendo dei tuoi respiri, dei tuoi tiepidi battiti.


Un semplice tocco, l'inizio.

T'ho tenuto sveglio nel mezzo della notte fra le lenzuola stropicciate per sentire ancora una volta le tue dita d'argento sfiorarmi le labbra, per cullarti, per prendermi cura del tuo cuore.


Dai, stella cadente, mi rifiuto di farti morire.

Troppe volte quell'idea m'è sbiadita dagli occhi; ora t'immagino qui: con la nuca poggiata sulla mia coscia e con la mia camicia sporca di vernice, mentre leggo parole d'amore dal mio libro preferito.

26 maggio, 2011

oboe di vetro.



C'è sempre del masochismo nel comportamento umano.
Dovrei, vorrei, descriverti come si fa con un'opera d'arte. Partirei dai caratteri formali, indicherei i colori, le pennellate, il disegno sotto lo spesso strato di tempera.
Eppure, tutto è così inutile. Nel momento in cui vorrei strapparti il cuore, sentirne i battiti pieni d'amore nel palmo della mano, le parole sembran scappar via.
Le rincorro, inciampando e sanguinando le acchiappo per poi farmele sfuggire; mentre l'idea che ho del ritratto perfetto del tuo profilo mi balena come un fulmine, distruggendomi le cervella.
Così, preso dall'impeto di afferrare quell'aura sublime che ti permea, agguanterei un pennello inzuppato di blu, e partendo dal naso andrei giù, contornandoti le labbra, schizzando il mento, accennandoti gli occhi -che m'immagino socchiusi e grondanti.
Con una matita, poi, imbastirei il tutto come solo un sarto sa fare: delineerei la sagoma con un tratto tremolante e confuso, come le parole non dette, come quelle che tento di dire, come il battito sfrenato e impetuoso del mio cuore.

13 maggio, 2011

ebano liquido.






Taci.



Ascolta.

Pare che i pensieri cementati sulle labbra passino poro per poro, aspettando il momento esatto per crollarti addosso con l'impeto della tempesta.

E piove.

Piove mentre le braccia s'avvolgono e i corpi s'avvinghiano, piove mentre gli occhi gementi e molli s'insinuano nei tuoi come affilati coltelli desiderosi di sussurrarti al cuore.

Ogni goccia, ogni suono, ogni profumo svapora come un turibolo, volteggiando nell'aria malinconica della sera.

Cullato dal turbine cerebrale, custodisco nel mio petto il tuo cuore -e il mio nel tuo-.

Nei meandri oscuri e cavernosi del cuore, fra le ossa; le tue dita tra i capelli, il sangue coagulato; ti sento.

Un sogno divorante: ecco cosa sei.

22 aprile, 2011

architetti di nuovi mondi.

Mi pare, a volte, che il Tempo scorra via troppo svelto, che il suo ritmo scandito dai battiti cardiaci s'insinui nel mio sangue, purificando l'Anima.
Quante volte i pensieri depositati sulle tempie gocciolano sulle tue guance rosee, sulle labbra succose.
Sarà l'Amore più grande, quello dell'amante fustigato, con i palmi che profuman di miele, con gli occhi gonfi di lacrime, un cuore che piange un corpo assente senza una bocca che ne succhi via il tepore, senza età, la pura promessa.
Lascia che la saliva cancelli i pensieri immondi, che la lingua passi fra le tue cervella incupite, che le labbra si posino sul tuo cuore per recitare bellezze ignote, sconosciute ad entrambi, senza limiti di carne e l'estasi della trasparenza.
Muto cammino nel silenzio dell'abisso, ascolto l'eco dei tuoi pensieri disciolti in cui dolcemente affogo.


08 aprile, 2011

grates.




''A cosa stai pensando?''

''Sembra che il tempo si sia fermato. Non voglio uscire da questo letto: è un po' come ricevere uno schiaffo dalla Realtà, m'obbligherebbe a tornare qui, a camminare nel mondo, a pensare al domani. A sopravvivere.
Non voglio tornare alla realtà. Lasciami qui, fra le tue braccia, sotto queste lenzuola, come nella mia favola preferita.
Non riuscirei a sopportarlo.
Il fatto è che non appena t'ho visto, quel giorno in bicicletta, hai portato via con te un pezzetto del mio cuore. E credo sia ancora lì, nel taschino dei tuoi pantaloni.
Vorrei che questo fosse l'inizio della fine, vorrei dilatare il tempo, contorcerlo, plasmarlo a mio piacimento, vorrei vivere per sempre sulle tue labbra, fusi in un abbraccio; mentre tutto brucia.
''

04 aprile, 2011

les chansons d'amour.

''Forse il Benessere, il Piacere e il Successo sono di grana grossolana e di fibra comune, ma il dolore è quanto di più delicato esista sulla terra.
In ogni avvenimento dell'intero mondo del pensiero il dolore vibra di terribili e squisite pulsazioni. La tremula, sottile foglia d'oro battuto che serve a indicare la direzione delle forze che l'occhio non riesce a distinguere è rozza, al cofronto.
E' una ferita che sanguina al tocco di qualsiasi mano, tranne quella dell'Amore: e anche allora sanguina, per quanto non faccia male.''


De Profundis - Oscar Wilde.


25 marzo, 2011

controcorrente.




per quanto possa sembrar di vedere la vita attraverso una lastra di vetro opaco,
senza sole
senz'acqua che schiarisce la voce stanca,

boccioli di magnolia si schiudono
come occhi immersi nel buio cranio.

la sabbia nelle viscere
trasportata dal vento arido, indifferente,

algido, nel petto ormai asciutto.


per quanto possa nascondermi sotto un velo di sogni effimeri

sento profumo di pioggia.

19 marzo, 2011

grigio.

fra le lenzuola la notte
cala
il pensiero vola

il lutto
assopisce il battito stanco di
un cuore malinconico

la volontà sfuggente

scivola sul petto scarno
dell'Ulisse beato

il vessillo della Morte
assale il conato della mente

reingoiando afflati di noia.


17 marzo, 2011

epurazione.




nella notte stellata il cielo schiaccia

la luce freme e il cuore
sussulta

i moti
dell'animo irrequieto
scandiscono i minuti al giorno

il bianco avvolge
l'angoscia

il nero culla.

07 marzo, 2011

morte dell'autore.

la fronte cerea scioglie
pensieri confusi

maleodoranti
preoccupazioni

dolorose tempie
affamate



silenzio.



15 febbraio, 2011

you used to be sad.

duḥkha

La fronte corrugata e madida di sudore dell'allievo alla ricerca del perpetuo Nirvana,
la mano macilenta e tendinosa, dalle dita fortemente strette fra loro come in un ultimo abbraccio,
il petto segnato dal costato, l'espressione degente, gli occhi carichi d'Incubo.

anitya

La presunta assenza di dolore non sfugge al capzioso pensiero: l'ultima volta che ho sentito la fame, l'ultima volta che ho sentito sete; la Speranza stremata bussa alle porte del Sogno.
Dolore del mio dolore, speranza che mangia il cuore e nutre il sangue che m'inganna.

anātman

Sprazzi di luce celestiale alimentano il terreno secco e avido di pace,
d'azzuro etere la Natura si tinge.
L'occhio saccente del maestro irradia il pallido viso del discepolo,
dilatando lo spazio, sfondando il tempo, comprimendo gli spiriti bramosi di conoscenza;

Le labbra ormai schiuse in un serafico sorriso esalano la dottrina, leggera come brezza, violenta come il fulmine, tremenda e incontenibile come la tempesta: Saṃsāra.


27 gennaio, 2011

nelle stanze vuote.




E' spesso l'eco stridente che ammutolisce, che spegne gli spiriti.

Maledetta, maledetta Eco. Che mai hai fatto di male?
Le tue note struggenti di passione mi perplimono: per chi canti, se nessuno può udirti?
Sfortunato colui che non può sentir le tue grida desiderose d'amore, che non può sentir le tue moine succulente; eppure, l'innocuo amante ode il fragore delle tue lacrime sconsolate.
Ormai distrutte e assorbite dall'assetato suolo, un candido fiore di smeraldi e diamanti sboccia fra le grigie e frastagliate pietre grezze.

Un patto, un sigillo del tuo eterno amore per colui che non può vedere, che non può toccare?


20 gennaio, 2011

until the heart explodes.




Ti scruto attentamente, attendo che le tue labbra si schiudano per un misero alito di verità.

Cosa c'è? Cosa vedo nei tuoi occhi?

La mezzaluna delle tue labbra, il pallore del tuo volto, la ricchezza delle tue labbra; tutto è un tempestoso mare in cui dolcemente affogo.

Mi perdo nell'infinito del tuo sguardo; precipito nella voragine dei tuoi pensieri malinconici.

Cosa c'è nei tuoi occhi ormai bagnati? Perché le crudeli lacrime ti solcano il viso?

Lascia che le tue guance trovino conforto dalle mani, lasciati leccar via le lacrime meschine, apri a me il tuo cuore nel momento in cui tristemente esplode.



07 gennaio, 2011

heart's weight.






Annaspando nel buio cerco il tuo subdolo e ambiguo contorno carico di splendore.
Dai tuoi occhi cristallini fuoriescono zampilli di sogno che illuminano a giorno il bucolico ambiente che abbraccia le tue nude e fredde membra.
Dal tuo polso sfregiato erompono cremisi fiotti che schizzano sul candido pavimento;
affondo in quel mare di amore le dita che affannosamente porto alle labbra,
assaporandone l'affetto, trangudiandoti l'essenza,
leccando ciò che è mio.


02 gennaio, 2011

fleur languissante.





''Soprattutto quando ero bambino, la noia assumeva forme del tutto oscure a me stesso e agli altri, che io ero incapace di spiegare e che gli altri, nel caso di mia madre, attribuivano a disturbi della salute o altri simili cause.'' La noia - Alberto Moravia