
vorrei tanto scrivere parole d'amore; troppo cupe le mie sillabe cincischiate per descrivere fedelmente quello che provo ogni volta che la lingua sfiora il cuore.
eppure, mi sento un bandito. qual è la taglia che pende sulla mia testa?
mi sento colpevole di un qualcosa che non so.
guardo in direzione dell'orizzonte, sperando che il sole venga spento dall'oceano e che le sue lingue cremisi svaniscano nell'oscurità, immerse negli abissi color dell'ebano.
dovrei smetterla di pensare a tutto il resto. dovrei pensare al tuo blu.
le ossa incollate alla pelle mi dilaniano la carne, ovvero graffi che mi procuri tu, con le tue sinfonie d'amore, con le tue sillabe dolci, con le tue grida disperate.









