16 maggio, 2012

hopeful embraces.

a volte, nel pieno della notte, sento il mio corpo abietto precipitare fra le lenzuola sgualcite. all'apice della disperazione e della mestizia, la mia sagoma schifosa si stanzia fra i cuscini, mentre crogiolo nelle mie più intime torture. questo corpo scomodo, inappetente, che non mi appartiene, scivola pian piano fra le coperte e i fronzoli notturni; abbracciando ogni sofferenza, carezzando ogni male.

18 febbraio, 2012




nost - algìa

03 gennaio, 2012

thunderbolt.

occuparsi inutilmente di cose che possano tralasciare l'amarezza dei tuoi respriri, ha forse senso?
mi sembra di danzare. un tango, forse: due passi avanti e uno indietro.
che questo continuo tornare sui propri passi, che questo continuo calpestare le stesse orme già calpestate, sia l'unico modo di andare avanti?
è come rintanarsi in una camera oscura, aspettando il momento per afferrare il primo bagliore.
eppure, di nuovo, mi ritrovo a fissare la mia ombra deforme, mentre cammino per le strade bagnate dalla pioggia.
sperare in qualcosa di nuovo? in qualcosa che sgorga solamente dalle mie cervella?

26 settembre, 2011

oh, paradise.




vorrei tanto scrivere parole d'amore; troppo cupe le mie sillabe cincischiate per descrivere fedelmente quello che provo ogni volta che la lingua sfiora il cuore.
eppure, mi sento un bandito. qual è la taglia che pende sulla mia testa?
mi sento colpevole di un qualcosa che non so.
guardo in direzione dell'orizzonte, sperando che il sole venga spento dall'oceano e che le sue lingue cremisi svaniscano nell'oscurità, immerse negli abissi color dell'ebano.
dovrei smetterla di pensare a tutto il resto. dovrei pensare al tuo blu.
le ossa incollate alla pelle mi dilaniano la carne, ovvero graffi che mi procuri tu, con le tue sinfonie d'amore, con le tue sillabe dolci, con le tue grida disperate.

18 luglio, 2011

vous nê revez pas.

ti sei mai sentito morire di solitudine? come se fossi l'unico essere sulla faccia della terra.
è una sensazione orribile, non è così? sì, forse dovremmo essere solo un po' più pessimisti, un po' più scettici e al contempo ciechi.

ma come, [...] se la luce mi brucia le palpebre?

vorrei strapparti la metà che m'appartiene per trattenerla egoisticamente, castrando ogni genere di aspettativa, sogno e ogni genere di pensiero malevolo.

mentre le lacrime solcano il viso e le membra s'attanagliano, come un mediocre attore sulla scena cincischio la battuta per paura: morto il mio cuore il tuo farà lo stesso, e donato a me non ti sarà rimesso.


13 giugno, 2011

ten days are perfect tunes.




C'è una sorta di perfezione nella tristezza.

Se solo potessi distillare dai tuoi occhi l'essenza, come un nastro ti stringerei stretto al cuore tanto da non respirare, vivendo dei tuoi respiri, dei tuoi tiepidi battiti.


Un semplice tocco, l'inizio.

T'ho tenuto sveglio nel mezzo della notte fra le lenzuola stropicciate per sentire ancora una volta le tue dita d'argento sfiorarmi le labbra, per cullarti, per prendermi cura del tuo cuore.


Dai, stella cadente, mi rifiuto di farti morire.

Troppe volte quell'idea m'è sbiadita dagli occhi; ora t'immagino qui: con la nuca poggiata sulla mia coscia e con la mia camicia sporca di vernice, mentre leggo parole d'amore dal mio libro preferito.

26 maggio, 2011

oboe di vetro.



C'è sempre del masochismo nel comportamento umano.
Dovrei, vorrei, descriverti come si fa con un'opera d'arte. Partirei dai caratteri formali, indicherei i colori, le pennellate, il disegno sotto lo spesso strato di tempera.
Eppure, tutto è così inutile. Nel momento in cui vorrei strapparti il cuore, sentirne i battiti pieni d'amore nel palmo della mano, le parole sembran scappar via.
Le rincorro, inciampando e sanguinando le acchiappo per poi farmele sfuggire; mentre l'idea che ho del ritratto perfetto del tuo profilo mi balena come un fulmine, distruggendomi le cervella.
Così, preso dall'impeto di afferrare quell'aura sublime che ti permea, agguanterei un pennello inzuppato di blu, e partendo dal naso andrei giù, contornandoti le labbra, schizzando il mento, accennandoti gli occhi -che m'immagino socchiusi e grondanti.
Con una matita, poi, imbastirei il tutto come solo un sarto sa fare: delineerei la sagoma con un tratto tremolante e confuso, come le parole non dette, come quelle che tento di dire, come il battito sfrenato e impetuoso del mio cuore.