Rovistando in questo cassetto di ricordi, sento un giradischi ammaccato che spezza note dalla languida sinfonia.
Le note sgretolate crollano sconsolate, frantumandosi al suolo in mille pezzi.
Bambole di porcellana dal funereo pallore mi sorridono, tendendomi un leccalecca dallo sgargiante color sangue.
Pupazzi riempiti d'ovatta mi punzecchiano la carne con maledetti spilli.
Il Destino mi ha donato un corpo simile a quello delle sventurate note: vitreo e cristallino, limpido e trasparente come acqua marina: splendido, dal frivolo e inconsistente bozzolo.
Fin troppo bene vi si può scrutare nelle viscere, fin troppo facilmente si può fracassare.
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